Isola che non c'è 2019

 

Una FNP Cisl dei Laghi sempre molto attenta allo stato di salute del comparto medico e delle Residenze Sanitarie Assistenziali ha organizzato un seminario per fare il punto della situazione rispetto alle RSA del territorio dell'Insubria. Tre i relatori d'eccezione per un appuntamento di alto livello, che ha permesso di fare uno screening approfondito rispetto alle condizioni che un comparto così importante per la Terza Età riveste nella società di oggi.

Cosa è emerso dal seminario della Federazione Nazionale Pensionati dei Laghi?

I costi giornalieri per l'assistenza di un anziano sono oggi di poco superiore ai 100€ al giorno”, ha spiegato Marco Noli, consulente per quanto riguarda i servizi alla persona della stessa FNP. A fargli eco Giuseppe Redaelli, del Dipartimento Welfare di FNP Lombardia: “la retta media minima che una famiglia deve sostenere nell'ambito dell'ATS Insubria è di 66,89€, la massima di 76,38€. Oltre al costo ingente che viene sostenuto dalle famiglie vi è quindi un costo, sostenuto per ogni letto contrattualizzato, di cui si fa carico la Regione: questo va da un minimo di 29€ al giorno per le Classi Sosia (sistema di classificazione regionale che prende in considerazione mobilità, cognitività e comobilità dell'anziano, ndr) 7 ed 8 ad un massimo di 52€ per i malati di alzheimer”.

Le famiglie che necessitano di appoggiarsi ad una RSA si trovano sovente di fronte a differenze di prezzo anche abbastanza marcate: “il mercato c'insegna che a costi rilevantemente diversi – esplica Noli – si accompagnano ingenti differenze sul piano della qualità offerta dal servizio; è del resto noto che circa il 75% dei costi che vengono sostenuti da una Residenza Sanitaria Assistenziale siano legati al personale impiegato. Una gestione oculata dei costi fissi può generalmente produrre un risparmio che si aggira attorno al 7/8% del totale”.

Ovvio, quindi, che di fronte a rette troppo basse la domanda che sorge spontanea sia: quale qualità di assistenza viene offerta dalla struttura? Una riflessione che investe anche il sindacato stesso, in particolar modo la Federazione dei Pensionati, sempre attenta alla qualità della vita dei propri associati e non solo. “Oggi – dice Giovanni Pedrinelli, Segretario Generale della FNP dei Laghi – noi sindacalisti non possiamo più limitarci ad una analisi dei costi da sostenere per poter trovare ricovero in una RSA. Indispensabile diventa anche, forse soprattutto, ragionare riguardo ai servizi che in queste strutture vengono offerti. Una RSA che non voglia lucrare sulla pelle delle persone non può infatti pensare di applicare prezzi estremamente bassi; ma nel contempo ad una tariffa elevata devono corrispondere servizi assistenziali di qualità!”

Cosa si deve quindi guardare per capire la qualità dell'assistenza che le varie strutture sono in grado di fornire? A rispondere al quesito, nel corso del proprio intervento, è ancora una volta Marco Noli: “innanzitutto il programma annuale, che contiene il monitoraggio e la valutazione degli obiettivi definiti, oltre alla relazione conclusiva in cui si traccia il bilancio dei risultati ottenuti. Poi il documento organizzativo, che definisce mission, obiettivi, organigramma e piano di lavoro annuale della struttura. Importante anche verificare i minuti di assistenza su base settimanale che vengono garantiti ad ogni ospite: oggi mediamente si aggirano sui 1.000, a fronte di una normativa che prevede un minimo di 901. Centrale anche capire il rapporto garantito nel corso della notte tra operatori ed ospiti, oltre alla presenza medica attiva e di reperibilità garantita. Infine – la chiosa di Noli – importante risulta essere la condivisione del Piano di Assistenza Individualizzato con i parenti: si tratta di per sé di un obbligo di legge, ma il modo in cui viene predisposto ci dice molto del “caring”, ovvero sia della capacità di prendersi cura dell'ospite di cui è capace la struttura”.

Compito del seminario “Le nostre RSA” non era solo quello di fotografare lo stato dell'arte, ma anche di avanzare considerazioni e proposte. A pensarci è stato Giuseppe Redaelli, che ha così illustrato la posizione di FNP Lombardia: “è innanzitutto necessaria una legge nazionale che porti alla razionalizzazione dell'offerta; questo passo aprirebbe la strada alla realizzazione di uno strumento di raccolta degli interventi di cui beneficia un singolo utente, misura sino ad oggi annunciata più volte ma ancora mai realizzata nel merito. Inoltre risulta ormai evidente come gli aspetti organizzativi e finanziari di una RSA siano elementi imprescindibili per determinare la qualità del servizio proposto e vanno quindi curati e salvaguardati. Fondamentale nell'opera del sindacato – prosegue il componente del Dipartimento Welfare di FNP Lombardia – resta quindi il tema della compartecipazione alle rette, da tempo centrale nell'azione negoziale delle federazioni dei pensionati; a questo proposito va detto che la quota sanitaria che la Regione paga per i posti letto a contratto delle RSA è inferiore a quanto previsto dalla legislazione vigente ed inadeguata al livello di assistenza sanitaria che viene fornito nelle strutture, andrebbe quindi incrementata la quota coperta dal Fondo Sanitario Regionale. Infine il sistema di classificazione degli utenti nelle RSA andrebbe rivisto sia a livello sistemico (le 8 classi Sosia risultano infatti anacronistiche e superate) che di analisi della “situazione sanitaria” della persona, indagando se il bisogno dell’utente è legato alla deambulazione, all’aspetto psico-cognitivo, o ad entrambi. In questo modo si avrebbe una maggior appropriatezza delle cure che, unita ad una rivisitazione del sistema dei trattamenti per le degenze di transizione e della continuità assistenziale, renderebbe l’assistenza più vicina ai reali bisogni dell’anziano non autosufficiente”.

Al seminario, molto apprezzato dai presenti, è intervenuto anche Antonio Sebastiano, direttore dell'Osservatorio RSA della LIUC di Castellanza, per illustrare i risultati degli studi e delle ricerche compiute dall'Osservatorio che dirige.


FNP Informa Speciale RSA

Presentazione Marco Noli

Presentazione Antonio Sebastiano

Presentazione Giuseppe Redaelli

RSA dell'Insubria

 

 

Nei giorni scorsi il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Luigi Di Maio ha convocato, per la prima volta in questa legislatura, il Tavolo per la Non autosufficienza che era stato avviato nell’ottobre 2015 ed istituito formalmente con D.M. nel maggio 2017.
Il Tavolo, cui partecipiamo come Confederazioni sindacali e Federazioni dei pensionati, insieme alle maggiori associazioni dei disabili, fino ad oggi ha permesso di ottenere:

  • risorse aggiuntive sul Fondo per le Non autosufficienze, giunto ad una dotazione di circa 570 milioni di euro per il 2019;
  • individuare criteri omogenei per definire la disabilità gravissima ed avviarne una puntuale rilevazione regionale, su cui in futuro basare la ripartizione delle risorse;
  • definire una commissione di studio che ha ultimato i suoi lavori in sede tecnica, per identificare criteri omogenei per la disabilità grave;
  • vincolare la ripartizione a programmi regionali che prevedono impegni precisi: punti unici di accesso socio sanitari, presa in carico e piani personalizzati integrati, unità di valutazioni multidimensionali, ambiti territoriali omogenei per la programmazione sociale e sanitaria, ecc.;
  • monitorare le politiche regionali legate all’utilizzo del Fondo nazionale.

L’obiettivo che era stato condiviso all’insediamento del Tavolo prevedeva la predisposizione del Piano nazionale per le Non autosufficienze (sancito poi dal Decreto Legislativo 147/2017) come strumento di programmazione del Fondo nazionale, che avrebbe condotto alla definizione di primi livelli essenziali delle prestazioni sociali.

Le difficoltà amministrative, la complessità dei rapporti interistituzionali, l’insufficienza ed incertezza del Fondo e l’alternarsi dei Governi hanno reso il percorso accidentato ritardando il completamento del programma iniziale, tanto che è ancora da varare il primo Piano nazionale.
E’ pertanto evidente che l’iniziativa in questione, pur importante, sconta la parzialità dell’oggetto (il Fondo nazionale vale poco meno del 2% del complesso della spesa ed i beneficiari, pur essendo quelli in condizioni di maggiore fragilità, ammontano a circa il 5% delle persone non autosufficienti) ed il limite di operare a legislazione vigente.

Per questo motivo unitariamente ed in collaborazione alla nostre Federazioni dei pensionati, pur riconoscendo che la riapertura del Tavolo rappresenta un primo passo positivo - i cui incontri vanno resi più frequenti ed il lavoro più intenso - abbiamo ribadito l’urgenza che il confronto non sia limitato al solo Fondo nazionale ed al Piano ad esso connesso, ma riguardi l’intera politica per la Non Autosufficienza.
Abbiamo ribadito inoltre che è necessario aprire una discussione di natura politica e non tecnica sulla Legge quadro nazionale di riforma complessiva della Long term care, garantendo con un adeguato finanziamento pubblico un sistema omogeneo e qualificato di interventi e servizi socio sanitari.

In assenza di risposte da parte dell’Esecutivo sarà programmata la mobilitazione a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare.

L’incontro si è concluso con l’impegno da parte del Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali On. Claudio Cominardi, intervenuto in sostituzione del Ministro, a proseguire i lavori del Tavolo su ripartizione del Fondo e definizione del Piano triennale, ma anche con una apertura da parte del Sottosegretario per la famiglia e le disabilità Vincenzo Zoccano ad affrontare l’insieme della politica per la Non autosufficienza, ragionando anche sulla definizione di una legge quadro nazionale.

 

In arrivo il modulo per chi ha ottenuto il Reddito/Pensione di Cittadinanza ma ci ha ripensato, il documento è disponibile sul sito internet dell'Istituto nella sezione “Tutti i moduli”.
Nel modulo, oltre a indicare dati anagrafici e informazioni sulla data in cui è stata presentata domanda per l'assegno, con la decorrenza dello stesso e la composizione del nucleo familiare, è necessario allegare la dichiarazione che testimonia la volontà di rinunciare, in nome e per conto del nucleo familiare al sussidio.

La rinuncia all'assegno comporterà la disattivazione della card acquisti con decorrenza dal momento della rinuncia stessa, che però determinerà anche una perdita degli importi in essa contenuti, che non potranno più essere utilizzati.
Tutti i dettagli sono comunicati dall'Istituto di Previdenza, visto che il decreto legge numero 4/2019, convertito dalla legge n. 26/2019, non disciplina la possibilità e le modalità di rinuncia al reddito.

La rinuncia al beneficio si configura come unanime manifestazione di volontà del nucleo beneficiario e potrà essere effettuata dal richiedente titolare della carta, il quale dovrà dichiarare che l'istanza di rinuncia viene presentata in nome e per conto del nucleo familiare a prescindere dalla fase di attuazione del beneficio in essere e dalla composizione del nucleo stesso.
Il modulo si potrà presentare presso le strutture territoriali dell’Inps.

Le rinunce già presentate saranno ritenute valide se hanno un contenuto analogo a quello del modello di rinuncia allegato al messaggio.
La rinuncia, comunque, non comporta la riattivazione del Rei, nei casi in cui il nucleo ne era beneficiario prima della richiesta del Reddito di Cittadinanza.

Per maggiori informazioni rivolgersi agli uffici FNP del proprio territorio!


Comunicazioni Inps:

https://www.inps.it/NuovoportaleINPS/default.aspx?itemdir=52978&lang=IT

https://www.informazionefiscale.it/IMG/pdf/inps_messaggio_numero_2662_del_11-07-2019.pdf

Modulo da scaricare:

https://www.inps.it/nuovoportaleinps/image.aspx?iIDModulo=852&tipomodulo=1&IDArea=4880&idlingua=1

https://www.youtube.com/watch?v=-j3cE2gChbo