È stato un incontro intenso e ricco di emozioni quello tenutosi questa mattina per la presentazione del nuovo libro di Maria Cristina Bombelli, “L’ultimo dono”.
Un romanzo che, come ha spiegato l’autrice, è nato “un po’ per volta”, sedimentandosi nel tempo grazie a un lungo lavoro di ricerca e a una profonda osservazione della vita reale.
Protagonista del libro è Cecilia, una donna di novant’anni che vive in una casa di riposo per sua scelta. Un ambiente che l’autrice conosce bene: Bombelli, infatti, ha diretto una struttura per nove anni e ha attinto a quell’esperienza per costruire un contesto credibile, ricco di dettagli autentici e umanamente vivi.
Cecilia non è un personaggio reale, ma è quanto di più realistico possa esserci: una donna abbiente, lucida, che nel giorno del suo novantesimo compleanno decide di ripercorrere la propria vita.
Il romanzo intreccia così memoria personale e memoria collettiva. Alla base c’è una ricerca storica accurata, necessaria per ricostruire lo sfondo sociale e culturale che accompagna la protagonista nel suo viaggio a ritroso.
Una ricerca che permette al libro di toccare temi profondi e universali:
– l’amore e la perdita;
– la partigianeria e il coraggio delle scelte;
– la storia del tessile nel territorio comasco;
– la vecchiaia e il significato che attribuiamo alla vita e al suo termine.
Bombelli, forte della sua lunga esperienza nelle case di riposo, porta nella narrazione esempi di vita vissuta: storie piccole e preziose che rivelano come, anche nell’ultima parte della vita, possano nascere affetti sinceri e inattesi.
Durante l’incontro ha raccontato la vicenda, realmente accaduta, di due ospiti che si erano legati profondamente: alla morte di lui, lei lentamente “si è spenta”, come accade quando un legame diventa parte essenziale dell’esistenza.
“L’ultimo dono” è dunque un romanzo che parla di fragilità, ma anche di dignità, di relazioni, di radici e di futuro. Un invito a guardare alla vecchiaia non come a una fine, ma come a un tempo ancora pieno di significato.