Carlotta Schirripa

Una tavola rotonda per interrogarsi sull’importanza della sostenibilità e dello sviluppo del settore moda. È quanto organizzato venerdì 1 dicembre dalla Femca Lombardia, la Federazione CISL che tutela i lavoratori dei settori della chimica (chimico, farmaceutico, gomma plastica, vetro e ceramica), dell’energia (petrolio, gas acqua), del tessile (tessile, moda, calzaturiero, concia, pelle cuoio) ed affini. Un evento che interessa molto anche la provincia di Como, ricca di industrie che fanno parte del cosiddetto indotto, ovvero quella parte del settore che dà supporto ai brand della moda.

Ma perché dedicare un Consiglio Generale a temi come questi? Lo abbiamo chiesto a Carlotta Schirripa, Segretaria Generale FEMCA sul territorio dei Laghi: “Sicuramente l’attenzione all’ambiente è un tema che interroga tutti compreso il nostro settore, spesso responsabile dell’inquinamento per via delle sue produzioni. Le Nazioni Unite hanno approvato l’agenda 2030, fissando 17 obiettivi per uno sviluppo sostenibile. Almeno 9 di questi sono legati all’ambito moda”.

Ecco perché nel settore si sta lavorando in questo senso. Gli sforzi che le aziende della moda stanno mettendo in campo sono infatti diversi: si ricercano nuove fibre ecocompatibili, si investe in ricerca e sviluppo per capi riparabili/disassemblabili di lunga durata, si lavora al recupero degli scarti, si incentiva il riuso.

Vi è poi un progetto sul quale vale la pena porre attenzione, quello relativo alla cosiddetta “etichetta etica”. “Siamo convinti – spiega ancora Schirripa – non possa esserci sostenibilità senza tracciabilità. Per questo l’etichetta dovrebbe indicare la provenienza del filato, il luogo in cui è stato tessuto, dove è stato nobilitato e chi lo ha confezionato. Se tutti questi passaggi venissero rispettati si otterrebbe una consapevolezza maggiore da parte degli acquirenti e si potrebbe quindi davvero parlare di moda sostenibile”.

Come vuole agire FEMCA sul territorio comasco? “Come Femca dei Laghi – prosegue Carlotta Schirripa – vogliamo costruire questa progettualità nelle realtà dove esercitiamo la nostra rappresentanza. La tracciabilità può generare occupazione e lavoro di qualità. Inoltre percorrere questa strada può aiutarci a far capire ai nostri giovani che lavorare nel tessile va considerato un valore aggiunto. Ad oggi purtroppo riscontriamo che il comparto non è così attrattivo, tanto che le imprese stesse lamentano mancanza di profili tecnici e preparati che rispondano alle loro esigenze.”